Tomas Franchini e Pietro Picco verso l’esplorazione del Lamo She in Cina

Intervista all’alpinista Tomas Franchini prima della partenza per la Cina, dove insieme a Pietro Picco andrà ad esplorare il versante isolato del gruppo del Lamo-She con l’intenzione di scalare l’inviolata parete est di questa montagna di 6070 metri.

Partono proprio oggi Tomas Franchini, l’alpinista di Madonna di Campiglio classe 1989, e Pietro Picco, l’alpinista di Courmayeur classe 1988, per una spedizione esplorativa in Cina. I due cercheranno di salire il Lamo She, una montagna di 6070 metri già salita in passato dal versante ovest, ma che dal versante est non è mai stata affrontata. Anzì, meglio: stando alle loro informazioni, persino la valle che porta verso questa cima è ancora illibata e tutta da scoprire. Per i due dovrebbe trattarsi di una spedizione esplorativa quindi, dove l’eventuale cima salita in stile alpino sarebbe la ciliegina di una torta molto, molto grande. Ecco cosa ci ha raccontato Tomas.

Tomas, stai per tornare in Cina, dopo la spedizione nel 2017 durante la quale hai anche salito in solitaria il Monte Edgar
Sì, il posto dove andiamo è anche abbastanza vicino, nel estremo est del Himalaya diciamo. Li abbiamo trovato una valle che stando alle nostre fonti non è mai stata esplorata finora. Attualmente non sappiamo niente, non sappiamo nemmeno come andarci dentro. L’unica cosa che sappiamo è che ce una montagna di 6070 metri molto, molto bella, che si chiama Lamo She Shan, che ha una parete est molto, molto bella. Ed è quella che vorremo salire, idealmente in stile alpino.

Ma come ci siete arrivati a questa valle sconosciuta?
Attraverso una foto scattata dall’esploratore giapponese Tamotsu Nakamura. Il suo libro è una sorte di bibbia per l’alpinismo e prima ci siamo messi in contatto con lui, poi abbiamo cominciato ad informarci di più. La montagna è già stata salita attraverso la parete ovest, mentre la est dovrebbe essere illibata. Però devo dire che quello che mi affascina ancora di più è il fatto che la valle che porta a questa montagna potrebbe essere ancora completamente da esplorare. Può essere che ci mettiamo tutta soltanto per raggiungere la base della parete, forse dobbiamo creare un sentiero, costruire dei ponti… Attualmente l’unica cosa che sappiamo è che andiamo verso una grande incognita.

E come pensate di fare?
Con Pietro abbiamo deciso di andare in autonomia. Vuol dire niente cuoco, niente staff di collegamento. In passato mi è sempre piaciuto moltissimo il contatto con la popolazione locale, anche perché dai del lavoro a qualcuno, ti permette di conoscere bene altre culture. Ma questa volta abbiamo deciso appunto di arrangiaci da soli, portando tutto il necessario dall’ultimo villaggio fino al campo base. E poi, se siamo fortunati, anche in cima.

Un passo ulteriore nel tuo alpinismo?
Ulteriore non lo definirei. Sarà più difficile credo, ma non è né migliore né peggiore, semplicemente un approccio diverso. Ci farà crescere, quello sì, di sicuro.

Con Pietro com’è nata questa spedizione?
Inizialmente volevo tentare qualcosa in Pakistan a luglio, poi per le tensioni che ci sono attualmente lì, e per il fatto che l’estate è un mese molto importante per me come guida, ho pensato che forse maggio sarebbe stato più adatto. Trovare compagni per questo periodo non è semplice e un amico che abbiamo in comune, Giovanni Zaccaria, ci ha messo in contatto. È la prima volta che arrampichiamo insieme e entrambi siamo molti motivati. Più che una cosa tecnica, pensiamo che ci aspetta come dicevo un’avventura, un’esplorazione vera. E magari quest’anno non riusciamo nemmeno a raggiungere la parete e dobbiamo tornare l’anno prossimo. È propria questa incertezza che piace ad entrambi.

E cosa ci dici della parete est?
Bellissima! Forse 1500 metri di dislivello. Un “mistone”. Sopra una valle tutta per noi. Super!

Sembri felice
Lo sono. Felicissimo, e molto motivato. Mi sento anche molto “animale”; la natura è la cosa più importante che abbiamo e questo ci permetterà di ascoltarla, di seguirla, di entrarci dentro. Dobbiamo ricordarci che in fondo anche noi siamo animali, e spero che questa esperienza permetterà a Pietro e a me di ritornare un po’ a quello stato primitivo. Saremmo lontano da tutte queste tecnologie, dalle macchine, dalla fretta costante… 30 giorni esatti in mezzo alla natura, completamente da soli.

Ok, capito. Niente aggiornamenti live su Facebook 😉 Ma avrete con voi un telefono satellitare almeno?
Sì. A dire il vero non lo volevo, ma per motivi logistici ne prendiamo uno, per parlare con il nostro contatto cinese all’ultimo villaggio. Altrimenti probabilmente non ci avrebbe nemmeno lasciati provare; ricevere i permessi per un posto così sperduto è stato difficilissimo e se posso, a questo punto vorrei ringraziare i ragazzi di Campo Base Travel che hanno fatto dei veri miracoli per fare si che abbiamo ottenuto i permessi di esplorare la zona.

Cosa vi portate via, oltre allo stretto necessario?
Pietro si porterà il libro di Steve House sull’allenamento, dobbiamo studiare! E io mi porterò la mia agenda, mi piace un sacco scrivere.


Tomas ringrazia i suoi sponsor:La Sportiva,Ferrino, Primus Equipment, Blue Ice, Beal, Powertraveller, Rock Empire, Level, Bliz Eyewear, Campo Base Travel and and Holiday, Casimiro, Sempreverde Biogermogli, Birra Rendena, Spireat, Rohener, MT sport and trading

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